L’ottimismo è social

In un’epoca dove ad ogni apertura di giornale si è sovrastati da parole come “crisi”, stallo”, “default” “tunnel”, c’è un posto felice, dove l’ottimismo è di casa… o meglio è  di interfaccia.

Si tratta dei social.

Assuefatti dalle leggi della notiziabilità, per cui la “cattiva notizia” attira e invischia, facciamo fatica a pensare ad un media dove, invece, l’architettura e le funzionalità indirizzano verso un approccio positivo.

Eppure, a giudicare da alcuni interessanti studi, l’architettura dei social è pensata per alimentare flussi di positività nei confronti dei contenuti, e tra i partecipanti, e quindi fornisce “affordances sociotecniche” che, contro le leggi del mainstream, puntano sull’accondiscendenza, l’empatia e il rafforzamento reciproco delle opinioni e delle emozioni, piuttosto che sul raccapriccio, il flame, la polarizzazione di idee e  il torbido indugio nel risentimento.

Parlo di questo interessante articolo di Grudz (2013), Emotions in the Twitterverse and Implications for User Interface Design,  dove si evidenzia, attraverso una ricerca empirica condotta tramite l’utilizzo incrociato di una survey e di sentiment analysis, che gli utenti di Twitter sono portati a postare e a retweetare con maggiore frequenza (in un rapporto di tre a uno) messaggi positivi, piuttosto che messaggi negativi.

Tono Messaggi Twitter e loro relazione

L’analisi di Grudz mostra, su 500 messaggi random postati durante le Olimpiadi del 2010, che i messaggi positivi (in blu) hanno più follower (grandezza dei nodi) e più possibilità di essere retweettati

 

L’autore evidenzia anche alcune possibili affordance tecniche del social, che condurrebbero a questa tendenza:

-l’impossibilità di indirizzare ciascun messaggio a gruppi diversi.  Partendo dal presupposto, avallato da altre ricerche (boyd 2010), che messaggi tristi, e personali, sono tipicamente indirizzati a gruppi ristretti di amici e familiari, l’architettura di Twitter, che invece prevede il lancio dei messaggi a un’audience invisibile e indiscriminata, disincentiverebbe questo genere di messaggi.

-lo stesso meccanismo del retweet, la cui interfaccia, poco chiara, spesso porta a confondere chi è l’autore originale del messaggio, porta gli utenti a retweetare con parsimonia messaggi negativi, per timore che potrebbero essere a loro attribuiti.

Forse poco per dire che la twittosfera è una ventata di buon umore giornaliera, eppure qualcosa per affermare che l’ottimismo è una necessità sociale: di non sola crisi vivono i media (2.0)!!

 

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